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#4 Corpo. Le Parole per dirlo

Questo quarto episodio è dedicato alla parola Corpo - Le parole per dirlo; quelle parole che spesso mancavano alle giovani femministe degli anni Settanta per esprimere le scoperte su di sé e sul mondo. Riappropriarsi del proprio corpo in tutti i suoi aspetti, biologico, sessuale, intellettuale e politico, significò all’epoca, e significa ancora oggi, una critica diretta al patriarcato.

#4 Corpo. Le Parole per dirlo

Questo è il podcast Cronario e noi Siamo l’Anonima Crone.
Questo episodio è dedicato al Corpo e a “Le Parole per dirlo” (Marie Cardinal, 1975); quelle parole che spesso mancavano alle giovani femministe degli anni Settanta per esprimere le scoperte su di sé e sul mondo che finalmente cominciavano a vedere con i propri occhi ribelli.

In quella asimmetria, del nascere tutte e tutti solo da un corpo di donna, è racchiusa tutta la Storia. Noi donne abbiamo cominciato a interrogare ogni aspetto della vita e della conoscenza, ognuna secondo le proprie capacità e talenti, abbiamo spinto lo sguardo intorno e indietro chiedendoci perché l’inimicizia, la paura, la violenza degli uomini su di noi.
Ci siamo appassionate allo studio del nostro passato, perché volevamo capire e guarire le ferite nelle nostre linee genealogiche e sono stati grandi i risvegli nelle nostre memorie cellulari quando siamo arrivate là dove i corpi femminili erano al centro della visione, dei valori, del rispetto, In quel passato pre-patriarcale, quando i miti di creazione erano declinati al femminile, i corpi delle donne erano lo specchio di Madre Natura.

A un certo punto il patriarcato ha definito e nominato tutto il resto del mondo (umano, animale, terrestre, cosmico e spirituale) in riferimento alla propria esperienza parziale, radicata in un corpo maschile e abbiamo subito l’esercizio del potere patriarcale sui corpi e le energie femminili.
Fino a quando a partire dagli anni ’70 il corpo è stato messo al centro delle teorie e delle pratiche del femminismo e i corpi femminili in rivolta hanno invaso lo spazio pubblico come “soggetti imprevisti” per rivoluzionare le istituzioni, tentando di eliminare il confine che separava il corpo e le differenze di genere dalla politica.
Inizia in quel momento l’elaborazione di un sapere nuovo, radicato, corporeo. Mai astratto, mai universale, mai dogmatico. Un sapere che si diffonderà in modo imprevisto, in luoghi non accademici ma politici e in pratiche di scambio continuo.

In quegli anni Luce Irigaray scriveva la sua opera più conosciuta,Speculum, in cui pose le basi per la creazione di una nuova teoria delladifferenza sessualeattraverso una analisi critica prima della psicoanalisi (freudiana e lacaniana) e poi dell’intera tradizione filosofica occidentale, espressioni entrambe della “mancata esperienza di alterità” e di una cultura fallocentrica.
Intanto Marie Cardinal scrivevaLe parole per dirlo; parole che servivano per dire l’esperienza di donne partendo dalla loro relazione con il proprio corpo.
Raccontando la propria esperienza, i propri corpi e grazie al confronto e l’interpretazione dei vissuti comuni nei gruppi di Autocoscienza, si arrivò a capire e ad affermare che per le donne “il personale è politico”.
L’Autocoscienza fu definita “pratica” proprio perché era un “agire”, era parola che cercava di radicarsi nel corpo e di modificare vissuti profondi.
Grazie alla presa di coscienza che i vissuti personali erano comuni a tutte le donne ed eliminando di fatto il confine tra privato (sessualità, rapporti affettivi ecc..) e pubblico (lavoro, salute, politica ecc..), nascono i presupposti per le lotte politiche del Movimento delle donne in quel periodo.

Il Movimento per la Salute/Medicina delle donne nato in quegli anni,si serve proprio dell’Autocoscienza come metodo di lavoro aprendo a tutte le donne i propri centri autogestiti, e si unisce in un forte movimento nazionale e internazionale, che si scambia pratiche (come ilself help) e conoscenze sulla fisiologia del corpo femminile.
Si scopre, ad esempio, che la scienza fino a quel momento, non aveva mai considerato le reazioni diverse dei corpi maschile e femminile ai farmaci, ponendo automaticamente il corpo maschile come modello; si prende coscienza che gravidanza e parto sono trattate come delle malattie, che la conoscenza dei cicli ormonali è alquanto approssimativa.
Si scopre un radicato disinteresse, se non inimicizia, della medicina ufficiale per il corpo femminile e i suoi metodi da quel momento in poi verranno messi in discussione. Si riflette su cosa significano salute e malattia e cosa le determini, sull’uso degli anticoncezionali e dei medicinali in senso più ampio, si riscoprono i poteri delle erbe e delle cure “dolci” e si apre la questione su chi fossero realmente state le “streghe” con libri comeLe Streghe Siamo Noidi Barbara Ehrenreich e Deirdre English in cui le autrici individuano un percorso che, partendo dalla persecuzione delle streghe nel medioevo, arriva al sistema medico moderno, ritenuto uno dei capisaldi dell’oppressione sessista.

Attraverso l’esperienza della maternità, Adrenne Rich nel suoNato di donna,pubblicato nel 1976, mette in discussione l’intero sistema di pensiero alla base della cultura patriarcale. Particolarmente incisive sono le pagine in cui Rich descrive l’esproprio patriarcale della maternità che da potere riconosciuto alle donne, diventa funzione istituzionalizzata, finalizzata a controllare il loro corpo per asservirle alle funzioni di procreazione e cura. Un fenomeno carico di implicazioni ancora oggi, in un contesto in cui i diritti delle donne sono minacciati e lo spazio per l’autodeterminazione si restringe pericolosamente. Adrienne Rich, conclude il libro, affidando a se stessa e a tutte le donne un compito:

“La riappropriazione del nostro corpo apporterà alla società umana mutamenti molto più essenziali dell’impossessarsi dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori. Il corpo femminile è stato al tempo stesso territorio e macchina, terra vergine da sfruttare e catena di montaggio produttrice di vita. Dobbiamo immaginare un mondo in cui ogni donna è il genio tutelare del suo corpo. In tale mondo le donne creeranno autenticamente nuova vita, dando alla luce non solo figli (se e come lo vogliono), ma le visioni e il pensiero necessari a sostenere, confortare e modificare l’esistenza umana: un nuovo rapporto con l’universo. La sessualità, la politica, l’intelligenza, il potere, la maternità, il lavoro, la comunità, l’intimità creeranno nuovi significati, il pensiero stesso ne uscirà trasformato. Di qui dobbiamo cominciare”

Riappropriarsi del proprio corpo in tutti i suoi aspetti, biologico, sessuale, intellettuale e politico, significò all’epoca, e significa ancora oggi, una critica diretta al patriarcato con tutte le sue istituzioni che proprio sulla cancellazione e lo sfruttamento del corpo e della sessualità femminile ha costruito il proprio modello di potere.

L’acquisizione per le donne di diritti politici e civili non ha portato però a nessun radicale mutamento della società e i modelli culturali maschili continuano a essere dominanti e con molta facilità si possono vanificare conquiste che hanno richiesto anni di battaglie.
Miti, linguaggi, posture e riferimenti di stampo patriarcale sono ovunque si giri lo sguardo. Anche dentro di noi. E proprio quando agisce sui corpi, sulle relazioni, sui sentimenti, sul vivere e immaginare il futuro che il patriarcato svela la sua natura.
Ha dato forma a una visione maschile del mondo e sull’essere al mondo, basata sulla Paura e la violenza, sull’invidia e la non accettazione dei limiti del piano fisico dell’esistenza. Una visione nata dal sentimento di una parte dell’umanità e portatrice di una arrogante pretesa di essere oltre e di più della natura e di tutte le sue creature, all’inseguimento perenne di una realtà artificiale che finalmente potrà fare a meno delle dipendenze e dei limiti naturali.
È prerogativa del patriarcato assegnare un valore diverso alle esistenze e alle esperienze di vita, in base al sesso e al genere, e ad altri aspetti del vivere, come l’appartenenza geografica, il colore della pelle, l’età, la classe sociale, l’orientamento sessuale, la conformità dei corpi a modelli ritenuti adeguati. Una visione miope e distorta del mondo che definisce le identità delle persone e persiste solo grazie alla complicità in varie forme anche delle donne che hanno fatto propri i valori, i pregiudizi e i modelli di potere maschili: Le donne dell’uomo!

Negli ultimi 50 anni, forme di opposizione e contrasto al sistema patriarcale hanno messo in crisi le dicotomie su cui si fonda rivelando il loro essere costruzioni sociali e non dati immutabili (ossia “naturali”) della condizione umana, ma nonostante questo, oggi più che mai è evidente il permanere di immaginari e obiettivi che intendono il progresso dell’umanità solo a misura dei corpi e delle menti degli uomini, di alcuni più di altri.
Il sistema oppositivo patriarcale ha da sempre creato scissioni e odio, conflitti e guerre facendo ricorso al meccanismo biologico della Paura. Non servono gli innumerevoli esempi che la storia ci racconta perché ne siamo oggi stesso ogni giorno testimoni. La paura di chi è “diverso” per etnia, cultura, menomazione o scelte di vita è stata ed è nutrita dalle varie propagande politiche per generare diffidenza, odio, persecuzioni all’interno delle popolazioni ed è un meccanismo che una volta instaurato, si perpetua auto generandosi.
Sappiamo bene che danno enorme è stato il patriarcato per l’intera umanità negli ultimi 6000 anni e oggi rabbrividiamo all’inasprirsi e al rafforzarsi dei rapporti basati sulla forza e sul dominio, in cui rispetto, cura, condivisione, cooperazione e solidarietà sono sogni senza realtà e in cui la pace sembra un’utopia senza futuro.
La guerra è stata vissuta e celebrata come elemento costitutivo e addirittura discriminante del patriarcato e della potenza del maschile. Il potere di uccidere e distruggere esaltato come una “iniziazione al potere di vita e di morte”, dove il potere di togliere la vita, tipicamente maschile, si compara con il potere generativo femminile e trasfigura il corpo in estremo strumento di violenza.

Ma può lo sviluppo della civiltà essere basato esclusivamente su sistemi sociali guerrieri e maschilisti? È mai esistito un mondo senza guerre? Grazie allo straordinario lavoro di una vita, l’archeologa, linguista lituana Marija Gimbutas risponde alla domanda: Si, è esistito!
In una vasta area che Gimbutas chiama “Antica Europa” si trovano corpose testimonianze di una cultura pacifica ed egalitaria che dal paleolitico ebbe il suo culmine nella metà del Settimo millennio a.C., cioè nel Neolitico.
In quel periodo che precede l’arrivo degli indoeuropei, i nostri antenati hanno fondato comunità agricole stanziali, vissuto un’importante esplosione demografica ed elaborato un’espressione artistica multiforme e sofisticata nonché un complesso sistema simbolico incentrato intorno al culto della Dea nei suoi vari aspetti.
Tra il 6500 e il 3500 a.C. si sviluppò quindi una civiltà egalitaria e pacifica fondata sulla centralità della presenza del femminile sia nella visione del sacro che nella struttura sociale.
Il lavoro di Marija Gimbutas non solo “rimette a fuoco la memoria collettiva umana”, ma rappresenta una sfida al pregiudizio storico secondo cui il progresso della civiltà “si associa esclusivamente a società guerriere androcratiche”.

Il principio su cui si fonda ogni civiltà si trova al livello della sua creatività artistica, nei suoi progressi estetici, nella produzione di valori non materiali e nella garanzia della libertà individuale che rendono significativa e piacevole la vita di tutti i cittadini, nel quadro di un equilibrio di potere equamente ripartito tra i sessi. Il Neolitico europeo non è stato un tempo “prima della Civiltà” […] è stato invece una vera e propria civiltà nella migliore accezione del termine…Considerare l’economia di guerra un fattore connaturato alla condizione umana è un’ipotesi priva di fondamento.

Le guerre chiamano sempre in causa i corpi: i corpi stuprati, i corpi feriti, i corpi tenuti in ostaggio, i corpi ammazzati … Non esiste guerra che non infierisca sui corpi, soprattutto su quelli delle donne.
Il corpo delle donne è da sempre il campo di battaglia su cui si combattono le guerre. Un’evidenza che a forza di essere sperimentata nei secoli ha finito con l’essere data per scontata e quindi inevitabile e così sui corpi delle donne si è delineata una geografia della sofferenza che non ha eguali.

Il corpo è il luogo materiale dove si giocano i destini dell’evoluzione personale, familiare e collettiva. È la materia in cui, in quanto esseri viventi, imprimiamo il segno delle nostre emozioni, delle nostre esperienze, delle nostre scelte di vita.
Ogni corpo vivente è la particella complessa dello spazio-tempo in cui concretizziamo il nostro continuo e costante divenire danzando tra creazione e distruzione, tra benessere e lotta, tra salute e malattia, nella sacralità dell’equilibrio tra Madre Vita e Madre Morte.
È il tempio sacro, intimo e privato ma al tempo stesso visibile e pubblico con cui entriamo in relazione con gli altri e dove operiamo per conquistare il diritto di esistere pienamente nel mondo, per captare ciò che si nasconde ai cinque sensi, per assumere la responsabilità della nostra salute e per compiere il destino che l’incarnazione ci ha affidato.

Hai ascoltato Cronario. Parole mutate/mutanti, scritto, narrato e prodotto da Anonima Crone e liberamente ispirato a:
Cronario. Parole Mutate Mutanti. Dizionario per immaginare futuri diversidi Anonima Crone, 2024 Vanda edizioni
La cura editoriale del podcast è di Eleonora Ambrusiano, Stefania Girelli, Roberta Fenci e Luciana Percovich
Il titolo della sigla è TE LO RICORDI, gentilmente concessa da Nicoletta Salvi Menestrella Femminista
Ambientazione sonora, ritmo e voci a cura diEleonora Ambrusiano con Sara Carli e Samantha Luzzi
Sound design e post-produzione Roberta Fenci

I testi citati in questa puntata sono:
Speculum.L’altra donna. Luce Irigaray, 1975 Feltrinelli
Le parole per dirlo.Marie Cardinal, 1976 Bompiani
Le Streghe Siamo Noi. Il ruolo della medicina nella repressione della donna
. Barbara Ehrenreich e Deirdre English, 1975 Celuc Libri
Nato di donna.Adrienne Rich, 1977 Garzanti
Il linguaggio della Dea. Marija Gimbutas, 2008 Venexia